giochi preziosi

Innanzitutto un gioco. Il memory serve a divertirsi mica a fare altro, ma essendo un gioca d’artista, l’arte sembrava giusto metterla da qualche parte. Come impressioni sfuggenti, le tessere rappresentano frammenti di memoria legati a lavori artistici che hanno influenzato il mio percorso formativo. Tra le immagini si intravede una signora tonda alla Botero; un ritratto di Marlene Doumas; una “camera” di Luc Tuymans; una fatina di Henry Darger e molti altri. Nato per riscoprire un gioco e condividere un’idea di memoria alternativa, diventa un prodotto unico attraverso l’uso e il consumo.

La stessa didascalia si piega e si chiude fino a formare la scatola che contiene l’opera. Quello che stai leggendo diventa il foglio illustrativo, un’iper-foglio di sala, che proprio perché chiuso nella didascalia trova spazio per diventare qualcos’altro.

“Giochi preziosi” cerca di lavorare sull’idea di socialità e integrazione attraverso il prodotto di consumo. Un modo per mischiare le carte, in questo caso tessere, che ha come obiettivo il riavvicinarsi. La pratica del gioco serve proprio a questo: appianare le differenze sociali per favorire un confronto paritario, ma se consideriamo il gioco come prodotto, è esattamente il contrario. Una contraddizione che trova le sue radici nella disparità economica e sociale che tutti noi abbiamo sperimentato da un lato o dall’altro del campo da gioco.